Ultimo giorno di ferie. Avrei voluto svegliarmi con calma, caffè sul balcone, forse un pensiero al mio moroso (ma uno solo, eh), silenzio, pace. Invece no.
Alle 9 ero già in macchina con la mia cuginetta ospite (e reduce da fratture multiple), direzione CGIL per alcune sue pratiche. Pioveva. E non una pioggia estiva rinfrescante, no: quella pioggerella viscida, sottile, perfetta per rovinarti i capelli e l’umore.
Nel frattempo, una mosca – non una normale – una mosca assassina con sete di vendetta personale, ha deciso di seguirci ovunque. In macchina, nell’ufficio, al bar… ovunqe, lei c’era. Me la sono presa con filosofia, almeno all’inizio.
Intanto, nell’attesa, vado a far benzina, poi in banca: voglio solo controllare il saldo del Bancomat. Bene. Faccio l’operazione, ritiro lo scontrino, esco. Dopo un caffè con Rita, mi accorgo che il Bancomat l’ho lasciato dentro la macchina… bloccato.
Vado di corsa alla filiale. Mi trattano come una sconosciuta: “Signora, non possiamo restituirglielo così. Le telefoniamo. Forse lunedì.”
E io lì, a un passo dalla bancarotta emotiva.
Poi Lidl, ovvio. Cuginetta vuole passare a fare la spesa proprio dove lavora. Lei felice tra gli scaffali, io in apnea. La mosca ancora in agguato, pare.
Quando la riporto a casa, mi chiamano: “Signora, può venire. Abbiamo risolto.” Miracolo! Torno a San Michele a riprendere il maledetto Bancomat, fiera come se avessi recuperato l’anello del potere.
Ma il vero colpo di scena mi aspetta a casa:
i miei genitori già a tavola, e mio padre… furioso.
Motivo? Mia madre ha messo il basilico nella pasta.
Non sale, non peperoncino. Basilico. Una tragedia.
A quel punto ho capito: la giornata perfetta non esiste, ma esiste la mia capacità di sopravvivere con dignità e ironia anche al basilico della discordia

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