venerdì 31 ottobre 2025

𝑺𝒂𝒍𝒆 𝒊𝒏 𝒛𝒖𝒄𝒄𝒂!!!"𝑽𝒐𝒊 𝒔𝒊𝒆𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒔𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒂"




All’oratorio San Domenico Savio di Latisanotta le catechiste hanno organizzato la “Veglia di Ognissanti”. 
L’idea era di ritrovarsi in chiesa, pregare un momento insieme, poi fare il giro del paese per un “dolcetto e s...antino”.
Ma in chiesa non eravamo molti:
un gruppo di giovani e due bambini… e fuori, per le strade, un piccolo esercito di scheletri, streghe e mostriciattoli fluorescenti.
È buffo (e un po’ triste) pensare che tutto questo è cominciato quando hanno iniziato a insegnare inglese alle elementari.
Con la lingua sono arrivate anche le abitudini, le feste, le mode: Halloween, le canzoni in inglese, persino i cartoni animati pieni di fantasmi.
E piano piano, la festa dei Santi — luminosa, serena, piena di significato — è scivolata nell’ombra di una notte di zucche vuote.
Non si tratta di nostalgia, ma di identità.
Noi non siamo celti né americani: siamo cristiani, italiani, friulani, con una cultura che sa unire la terra e il cielo, il pane e la grazia, la memoria e la speranza.
Il nostro “orrore” era quello del peccato da cui ci si libera, non quello da esibire in maschera.

Riflessione:
Seduta nel banco, mentre le catechiste animavano la breve liturgia con preghiere e canti, ho guardato quei pochi volti intorno a me e mi sono chiesta dove fossero finiti gli altri.
Forse, più che una festa, oggi viviamo un travestimento collettivo: si scappa dalla paura mascherandola da gioco.
Ma la vera luce non ha bisogno di travestimenti — basta accenderla.
E forse, con un po’ di sale in zucca e tanto cuore, torneremo a capire che la santità non fa paura… illumina.
A questo punto, i veri trasgressivi siamo noi!!!!

mercoledì 29 ottobre 2025

Tre giorni e tre servizi

In questi giorni ho fatto tre servizi:
🎶 Il concerto del Coro Foraboschi su YouTube,
🐕‍🦺 la passeggiata dei levrieri a Trieste su Facebook,
❤️ e il podcast dell’AIDO sempre su YouTube.

La mia tecnica non è perfetta — anzi, a volte inciampo ancora tra inquadrature e impostazioni — ma c’ero.
Con la mia fotocamera, con la mia curiosità, e con la voglia di raccontare.

Essere presenti, anche quando tutto non è perfetto, è già un passo avanti.
Ogni volta imparo qualcosa, e ogni volta mi porto a casa un’emozione nuova.

Alla fine, credo che il senso stia proprio lì: nel mettersi in gioco, nel guardare le cose da vicino, nel sentire che — anche dietro l’obiettivo — fai parte di ciò che accade.
Non sempre serve essere impeccabili.
A volte basta esserci, con sincerità.

giovedì 23 ottobre 2025

Grandi emozioni e piccoli gesti...nonostante la pioggia

Oggi il cielo era grigio, la pioggia non dava tregua e l’umore sembrava seguire le nuvole… eppure dentro di me c’è stato un piccolo raggio di sole.

Ho fatto un piccolo gesto gentile: ho accompagnato qualcuno in difficoltà. Nulla di straordinario, direte… e invece sì. Mi ha fatto sentire utile, presente, capace di fare del bene senza clamore. Quel piccolo atto ha acceso in me un senso di soddisfazione che, in giornate piene di pensieri e incertezze, pesa più di quanto possa sembrare.
In questi giorni sto vivendo un mix di emozioni intense: momenti di gioia e riflessione, consapevolezza dei miei desideri e delle mie insicurezze. A volte mi sento fragile, altre forte e determinata. Eppure, anche nei momenti di tristezza o dubbio, c’è sempre la possibilità di un gesto gentile, di un sorriso, di una piccola luce che scalda.
La pioggia continua a cadere, ma dentro di me sento che ogni piccolo passo contribuisce a costruire equilibrio e fiducia. Mi ricorda che si può essere generosi, vivaci e presenti anche nei giorni grigi e che tutte le emozioni, insieme, fanno parte di me e del mio percorso di crescita.
E alla fine, forse, sono proprio questi attimi di quotidiana bontà e riflessione a rendere la vita più vera e luminosa.
E mi sento al sicuro con la mia nuova Panda gialla, a volte volentieri sto alla guida, altre desidero qualcuno a fianco a me al volante...un compagno di avventure forte e gentile che  renda la mia vita allegra e luminosa come la mia Panda in una giornata di pioggia.

domenica 19 ottobre 2025

SUL SENTIERO DEL REDENTORE



Siamo partiti da Latisana con Josefino Zanelli, Pietro Ferraresso e Paolo Tecli.
Quattro friulani, quattro passi diversi che diventano uno solo, mentre la strada sale verso Gemona e poi verso la montagna.

Josefino è nato nel 1939. È un alpino, uno di quelli che parlano poco ma ogni parola ha il peso della memoria. Durante la guerra era un bambino, e nel suo sguardo c’è ancora quel misto di paura e gratitudine che solo chi ha visto la fame e la speranza insieme può conoscere. Oggi cammina davanti a noi, leggero, come se il monte lo riconoscesse.

Il sentiero del Cuarnan si arrampica silenzioso tra i faggi, e più in alto si apre al cielo, verso la chiesetta del Cristo Redentore. È un luogo nato dalla fede e dalla fatica della gente di Montenars, che più di un secolo fa salì quassù con pietre, sabbia e croci di ferro, per dire grazie alla vita dopo la guerra.
Settemila giornate di lavoro, e una promessa mantenuta: una chiesa in cima al mondo, tra le nuvole e il silenzio.

Davanti alla facciata, scolpito nella pietra, il bassorilievo del Cristo Redentore apre le braccia sulla pianura friulana.
Non domina, ma accoglie.
Sembra ricordare che la redenzione non è un gesto improvviso, ma un cammino condiviso: il passo lento di chi crede, lavora, resiste.

Oggi l’aria è ferma, limpida. La pianura sotto di noi respira piano.
Le parole di Josefino si mescolano ai ricordi della montagna — come se ogni pietra sapesse qualcosa di lui, e lui di loro.
Pietro sorride, Paolo osserva in silenzio, io ascolto.

Scendendo, le ombre si allungano e la luce si fa più dolce.
Penso che il Friuli è fatto così: di gente che sale, di mani che costruiscono, di memorie che camminano ancora.
E di giornate come questa, in cui la storia non è nei libri, ma nei passi di chi ti cammina accanto.

mercoledì 1 ottobre 2025

LASCIARE ANDARE E APRIRE NUOVI CAPITOLI

Oggi lascio andare la mia C3 nera. Con lei ho percorso tante strade e vissuto momenti importanti. C’è un po’ di malinconia, ma anche gratitudine per i ricordi che custodisco e per il tempo trascorso insieme.

E mentre chiudo questo capitolo, ne apro un altro: porto a casa la Panda gialla, nuova. Non è solo un’auto: è un simbolo dei cambiamenti della vita, delle strade che ci attendono e delle scelte che facciamo ogni giorno.

Gesù dice: “A ogni giorno basta il suo affanno”. Così vivo questo momento, senza appesantirmi con rimpianti o paure. La vita si rinnova ogni giorno, e io scelgo di accoglierla con leggerezza e cuore aperto.

Lasciare andare non è perdere: è fare spazio a ciò che ci aspetta e camminare verso il nuovo con fiducia.
E questo anche in amore ❤️