All’oratorio San Domenico Savio di Latisanotta le catechiste hanno organizzato la “Veglia di Ognissanti”.
L’idea era di ritrovarsi in chiesa, pregare un momento insieme, poi fare il giro del paese per un “dolcetto e s...antino”.
Ma in chiesa non eravamo molti:
un gruppo di giovani e due bambini… e fuori, per le strade, un piccolo esercito di scheletri, streghe e mostriciattoli fluorescenti.
È buffo (e un po’ triste) pensare che tutto questo è cominciato quando hanno iniziato a insegnare inglese alle elementari.
Con la lingua sono arrivate anche le abitudini, le feste, le mode: Halloween, le canzoni in inglese, persino i cartoni animati pieni di fantasmi.
E piano piano, la festa dei Santi — luminosa, serena, piena di significato — è scivolata nell’ombra di una notte di zucche vuote.
Non si tratta di nostalgia, ma di identità.
Noi non siamo celti né americani: siamo cristiani, italiani, friulani, con una cultura che sa unire la terra e il cielo, il pane e la grazia, la memoria e la speranza.
Il nostro “orrore” era quello del peccato da cui ci si libera, non quello da esibire in maschera.
Riflessione:
Seduta nel banco, mentre le catechiste animavano la breve liturgia con preghiere e canti, ho guardato quei pochi volti intorno a me e mi sono chiesta dove fossero finiti gli altri.
Forse, più che una festa, oggi viviamo un travestimento collettivo: si scappa dalla paura mascherandola da gioco.
Ma la vera luce non ha bisogno di travestimenti — basta accenderla.
E forse, con un po’ di sale in zucca e tanto cuore, torneremo a capire che la santità non fa paura… illumina.
A questo punto, i veri trasgressivi siamo noi!!!!